Tra i mercanti di Hoi An

Hoi An
22/03/2008

Bellissima giornata in una bellissima cittadina, piena di storia e di storie, di mercanti e mercanzie. Hoi An si spalma sulle rive di un fiume, a poca distanza dal Mar della Cina. Da duemila anni è un approdo di tutti i commerci orientali soprattutto per la seta. I venti di primavera portavano qui le navi dei mercanti cinesi e giapponesi. Che rimanevano fino all’estate inoltrata, quando i venti da sud li riportavano a casa. Suggestive case di legno, l’immancabile quartiere coloniale francese, un curioso ponte dei giapponesi, un mercato brulicante come in un film. Ma soprattutto, negozi: ogni stradina è stracolma di sartorie, calzolerie, botteghe di perle e di artigiani del legno, gallerie d’arte, ristorantini e venditori ambulanti, ceramiche e lanterne. Il centro è zona quasi pedonale e si può girarlo senza la marea dei motorini. In un giorno si possono avere scarpe e vestiti su misura. Pranzo in un ristorante dal look decrepito ma con un sublime pesce alla griglia in foglia di banano. Ci torniamo anche la sera, ma c’è troppa gente e il servizio va a rilento. Arrivano i Moreau e, dopo cena, Yves-Marie si mette ai pedali di un velò con la sorella in poltrona e l’uomo del risciò che gli corre dietro ripetendo “Be carefull, be carefull”. Sbagliano strada, perdono l’ultimo shuttle per l’hotel di cui sicuramente nessuno di loro ricorda il nome troppo viet (Nam Hai). Stanno già per cominciare le ricerche quando un taxi li riporta in albergo.

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