Tre milioni di motorini a Saigon

Phnom Penh - Saigon
16/03/2008

Tra villaggi polverosi e risaie scendiamo verso il Vietnam. Battello per ritraversare il maestoso Mekong, solite lungaggini al confine. Fatta benzina ci ritroviamo con Moffat e Markland; procediamo per Saigon fino al complicato garage dello Sheraton. Alle 14 la tappa è finita e, allora, sotto con il giro delle pagode. Tempietti che si aprono alla fine di vicoli nei quali è come se il taxi da un momento all’altro entrasse nelle case. Ma quello che più impressiona è il traffico infernale dei motorini. Qualcuno sostiene che ne circolino tre milioni in città, e non si fa fatica a crederci visti gli sciami infiniti di queste Honda 125. Moltissimi i guidatori con la mascherina sul volto, tutti assolutamente irrispettosi di segnaletica, precedenze, semafori o senso di marcia. Sbucano indiavolati da qualsiasi punto (fatta eccezione – per ora – dall’alto), sono sempre lì lì per scontrarsi. Certo, vanno piano; ma compiono acrobazie da circo e sono del tutto insensibili ai mille colpi di clacson che assordano le strade. Tre persone a bordo è normale, una volta ne abbiamo contate addirittura cinque. Come nelle campagne può starci di tutto dentro al piccolo rimorchio applicato a mo’ di sidecar (pollai interi, sei maiali, cucina ambulante, negozio di verdure) così in città li vedi trasportare vetrate e mercanzie, un paio di monaci, un carico di ceste sette volte più grande. Aperitivo nella terrazza fantasmagorica dell’hotel e collegamenti Tv per capire se davvero la Roma è a soli tre punti dall’Inter.

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