Curate le ferite riportate sul campo

Kashgar
25/05/2000

Mattinata in officina Toyota, 500 metri dall’albergo ma scortati. C’erano da fare alcune saldature all’interno dei passaruota, sul supporto della batteria e sui sostegni dei paraurti: conseguenze del tremendo sterrato di ieri, ferite riportate sul campo. Sostituito l’olio (già fatti diecimila chilometri), serrati tutti i bulloni dello chassis, alcuni dei quali si erano davvero allentati parecchio. Pieno, lavaggio, pulizia di tutto il bagagliaio da circa mezzo quintale di polvere accumulata nell’ultima settimana. Nel pomeriggio, Rita e Stelios hanno addirittura montato una base per tenere fissa la videocamera: segno che non c’era nient’altro da fare, riprova delle splendide condizioni di Vagabunda, pronta ad affrontare la Cina. Novità sul percorso: non si scenderà verso la parte meridionale del deserto del Taklamakan, ma si andrà verso est. Quindi, niente successiva traversata verso Turpan, l’oasi sotto il livello del mare, che raggiungeremo provenendo da ovest. Questo significa abolire una delle prove più difficili che erano state programmate: il test del deserto, 225 chilometri in 123 minuti, vale a dire 120 di media. Chissà cosa escogiteranno adesso di diabolico gli organizzatori, per rimpiazzare questa prova speciale che tutti temevamo. Ma fino a un certo punto: perché chi punta alla vittoria deve sempre andare al massimo e questo significa esporsi a probabilissime rotture. La nostra tattica è ormai quella di “mettersi al passetto”: veloci sì, ma senza forzare mai, aspettando che siano gli altri - quelli che il piede dall’acceleratore non lo tolgono mai - ad autoeliminarsi. Le due Aston Martin, per esempio, sono fuori gioco come una Volvo e due Bentley. La Porsche è stata tutto il giorno sotto i ferri, nel tentativo di addrizzare l’assale posteriore e poter difendere il secondo posto assoluto. Meravigliano, ma fino a un certo punto, le due Peugeot: quella che mi ha superato appare fresca ed è sinceramente un mistero come abbia fatto a far 16 minuti meglio di noi senza riportare danni apparenti sui 189 chilometri di sterrato e i 3900 metri di altitudine. Paul Broderick, che mi tallona al quinto posto con la Pagoda 250, ha usufruito per tutto il giorno dei meccanici Mercedes che gli hanno rimesso in sesto ventola e radiatore. In una circolare il direttore di gara ha ricordato che è proibito appoggiarsi a servizi “preorganizzati”. Lo squadrone delle 13 Mercedes, a ogni arrivo, trova sempre a disposizione uno stuolo di meccanici che le rimette in sesto. Per adesso, però, stanno tutte dietro Vagabunda…