Domato un incendio sulla Giulia

21/06/2016

Il 21 giugno é il giorno più lungo dell'anno e sarebbe potuto diventare - chissà? - anche il più bello se avessimo potuto restarcene tutta la notte ad amoreggiare con una luna caprese, che mandava i suoi raggi a spiare nell'accampamento dei concorrenti, a curiosare con i suoi riflessi nelle nostre tende. Ma ha vinto la stanchezza di una tappa che non sappiamo più come catalogare se non come peggiore delle precedenti. Quando pensiamo che la cattiveria degli organjzzatori ha raggiunto il suo apice, ci dobbiamo ricredere. Peggio riescono sempre a farlo. E quando non ci riescono con il percorso, ci si mettono con la difficoltà collaterali. Dopo quasi 400 chilometri tutti sterrati (ma non come le nostre strade di campagna, qui si intenda impercorribile), con almeno un terzo di pazzesco ondulato durissimo, ecco la perfidia finale: niente assistenza, niente saldatore. E dire che tutti avremmo avuto bisogno di riparare i guasti maggiori. Cajani-Morteo hanno dovuto scomodare Amgalan (l'angelo custode) per trovare in un paesino distante 20 chilometri dal campo-base un'officina aperta con un saldatore. Erano già le dieci di sera. Hanno finito alle tre e mezzo di notte perché l'improvvido mongolo ha provocato un ritorno di fiamma e un incendio che ha fuso tutti i tubi di freni. Per fortuna é stato possibile azionare l'estintore di bordo. La Giulia della Scuderia del Portello ha rischiato seriamente, se l'incendio si fosse sviluppato dalla parte dei carburatori, di finire arrostita in antro-officina di Olgji. E sarebbe stata la terza sacrificata sull'altare di questa Pechino-Parigi inumana, dopo le rotture di Schön-Tonetti e Guasti-Guasti. I quali hanno messo le auto sui camion-sciacallo dei Nomads (l'organizzazione di appoggio) con la speranza di sistemarle a Novosibirsk, la capitale della Siberia dive ci sarà il secondo giorno di sosta.