I nostri affari in Polonia

07/07/2016

 

Giornata di frontiera, ne usciamo quasi all'una. C'é un duty free che si riprende i soldi farlocchi e così compriamo una bella bottiglia di Veuve Cliquot. Poi, ci fermiamo a una bettola vicina a un laghetto e ci facciamo fish and chips, con birra analcolica al limone, bleah. Stradine, villaggi, arrivo in questa città polacca che non mi azzardo a scriverne il nome nemmeno per scommessa. Ci aspettano in una concessionaria Alfa Romeo, ponte a disposizione e controllo degli interventi fatti a Kazan. Tutto bene, foto di rito, regalini: dopo aver scambiato la lampadina degli stop fulminata con una buona, rifiliamo i soliti "adesivi Paradiso"; loro invece ci danno uno speciale formaggio di capra con salsina sigillata a parte, la copia del monumento cittadino che sembra un suppostone, dolcetti e rosolio della nonna. Uno scambio alla pari, no? In officina abbiamo trovato le altre due Giulia dei Guasti e di Schön-Tonetti. Costoro hanno fatto tornare il preparatore con un nuovo albero della trasmissione e altre quattro gomme nuove "che in pista fanno guadagnare un secondo a chilometro", dicono. 

Appena entrati in Polonia abbiamo visto le cicogne. Al primo nido ti fermi e fotografi; al secondo apprezzi la loro monogamia e la disperazione che le affligge quando muore il coniuge; al terzo nido le critichi perché si mangiano pulcini e sorcetti; poi dici basta, "che palle 'ste cicogne" e non vedi l'ora che tornino a svernare in Africa.

Poco fa, venendo da un party dei meccanici particolarmente alcolico, é salito con noi in ascensore un concorrente che sembra Gianni e Pinotto. Non riusciva a capire come mai qualsiasi pulsante premesse lui si ritrovava sempre al piano numero 4. Pazientemente Rita gli ha spiegato che il numero 4 era una pubblicità che indicava il piano del casinò. Per sapere il livello giusto doveva guardare i numeri più in alto. Ha ringraziato con un "Hic!" ed é uscito barcollando al piano sbagliato.