Spaghetti, bombe e barbecue

Phonsavan - Vinh
29/03/2008

Due cene da ricordare. La prima in Laos, barbecue all’aperto, tizzoni ardenti piazzati su quelle che a prima vista sembrano piccole piroghe. Invece sono bombe americane, di quelle che in volo si aprivano a metà e spargevano sul terreno centinaia di “bombies”. Quelle inesplose (nelle risaie, tra gli alberi, lungo le strade) ancora oggi fanno morti a decine se mal manovrate. Oggi se Dio vuole questi assassini lunghi un paio di metri servono solo a cuocere gli spiedini. Al confine col Vietnam, la Volvo di Puddu – noi siamo appena passati - finisce con la ruota destra dentro la buca di controllo del doganiere. Un po’ di sterrato, motorini dai carichi sempre più impensabili (una mucca viva, un tavolo, uno stock di stracci) ed eccoci, noi che abbiamo scelto la tappa intermedia, di nuovo a Vinh. Nasce l’idea della spaghettata, il professore organizza la brigata in cucina, sua moglie Agneta prepara le bruschette, io mi cimento con un aglio, olio e pomodoro. I ragazzi dello chef sono impagabili, alla fine vogliono assaggiare loro per primi gli spaghetti. Tavolata in allegria, altri commensali asiatici attratti dal cibo, una specie di capo-bandito vuole la sua porzione, mangia, torna a complimentarsi con Giancarlo, lo bacia con passione e trasporto. Il vino (Nero d’Avola) è andato a scovarlo Jeff chissà dove. Siamo in Vietnam o in provincia di Siracusa?