Anche la 1.100 spacca una balestra

Tashkent - Bishkek
22/05/2000

Vagabunda scintillante al sole del mattino nel viale alberato di Tashkent; cestini da viaggio con ampia scorta d’acqua; pieno di benzina già fatto. Cosa volere di più dalla vita? Ci aspettava una tappa di 600 chilometri tutti d’autostrada e in pianura. Almeno così sembrava dalle carte. Ma le autostrade asiatiche sono strade di paese, magari ampie, ma piene lo stesso di insidie. Anzi, l’ampiezza delle carreggiate invita ai cento all’ora. Solo che buche, improvvisi dislivelli, rigonfiamenti del manto stradale o micidiali riparazioni, trasformano a volte il percorso in un trampolino. Ne sa qualcosa la Fiat 1100 B di Ciriminna che, in una di queste buche infernali, ci ha lasciato la balestra. L’abbiamo vista arrancare di sbieco, ci siamo fermati in un villaggio kazako, siamo riusciti a trovare una specie di antro-officina e lì sono cominciate le pratiche per la riparazione. Dopo un’oretta ci siamo resi conto che c’era sì un comodo controllo orario finale (11 ore dalla partenza), ma anche un timbro intermedio con chiusura a tempo. Solita corsa affannosa, botte tremende alla povera Vagabunda, ma timbro rimediato pelo pelo. Bishkek ci è apparsa ordinata e tranquilla, dopo una sterminata campagna kazaka con duplice, comodo passaggio di frontiera. Domani ultimo giorno nelle repubbliche centro-asiatiche. Poi, arriva la Cina.