Verso l’antica capitale dorata

Vientiane - Luang Prabang
26/03/2008

Pieno alla Shell e si lascia Vientiane in direzione dell’altra capitale, quella più antica, a 700 metri di altezza e alla confluenza del fiume Khan con il Mekong. La prima parte del tragitto non riserva sorprese, è scorrevole come può essere una strada laotiana: gente, scolari, motorini, bufali, pianure. Poi, si cominciano a vedere i monti in lontananza, il paesaggio si fa più aspro, pinnacoli scuri, balze scoscese e vegetazione incolta. Tornanti, discese toste, paesini arroccati che diventano sempre più poveri, con le capanne di foglie intrecciate, galletti smunti e bovini al pascolo brado. Attesa per passare un ponte sospeso su un fiume, trepido incrocio con un mastodonte che trasporta tronchi d’albero che danno l’impressione di prendersi tutta la carreggiata. Una vecchia Land Rover che merita la foto, come pure la Mercedes SL dei Merryweather ritratta in corsa dallo specchietto. Luang Prabang appare dall’alto come un miraggio, in mezzo alle acque e piena di verde e di templi. Alloggiamo al Grand hotel, nome pomposo per stanze dignitose su due piani con bella vista verso il fiume. Diamo una prima sistematina ai bagagli in macchina e poi si torna in città, al mercato notturno e alla pizza Margherita. Solite compere, solita birra abbondante e tuc tuc finale (“Come in un rendez vous” canterebbe Paolo Conte) per tornare in albergo.